Musicisti tradizionale a San Giorgio Morgeto.
Musicisti tradizionali. Foto Ceraclab

In tutto il territorio calabrese, a differenza di altre realtà regionali, in cui, a causa della scarsa presenza di strumenti tradizionali si elaborano solo studi e ricerche di archeologia etnomusicologica, il panorama degli strumenti tradizionali appare vasto e articolato: vi trovano posto una quantità di differenti tipologie, da quelle semplici o primitive come il flauto di corteccia o il tamburo a frizione, a quelle dall’impianto assai più perfezionato e dalla costruzione specializzata, come le zampogne o la chitarra battente.
Gli strumenti possono essere suddivisi in settori e aree di appartenenza: aerofoni, fischietti, doppi flauti, ciaramelle, zampogne (zampogne a chiave, zampogne a moderna, zampogne a paru, zampogne surduline) cordofoni: chitarre battenti (fondo piatto – serrese e cosentina - fondo bombato – rossanese e bisignanese) cordofoni ad arco: lire calabresi membranofoni: tamburelli, tamburi a frizione
idiofoni organetti.

Fischietto prodotto dalla Liuteria Tradizionale di Antonio Critelli.

Fischietto realizzato da Liuteria Tradizionale.

Flauto di canna, ampiamente diffuso tra i pastori e i contadini, è un tipico strumento autocostruito, fatto al coltello e a volte variamente intagliato e decorato.
A seconda delle zone il numero dei buchi è variabile, arrivando anche fino a 8 anteriori più 1 posteriore, come nella pipita. Accanto al fischietto di canna è presente il modello in legno, generalmente a 5 buchi (4 + 1), che però, suonando con la diteggiatura incrociata, riesce a raggiungere ambiti di una scala diatonica di sette suoni.

Chitarra battente
Chitarra battente prodotta dalla Liuteria Etnica Scordamaglia.
Così chiamata per il modo di suonarla, cioé per il battito o sfregamento che la mano destra produce sulle corde e sulla cassa armonica, è la chitarra tradizionale calabrese. La sua forma caratteristica, con il fondo bombato e la piegatura del piano armonico (come nel mandolino), ricorda molto i modelli in uso in epoca barocca, mentre le corde, metalliche, sono tutte molto fine e dello stesso diametro, producendo così un tipico suono argentino. Strumento classico delle serenate, ma che accompagna un vastissimo repertorio di canti, si presenta anch'esso in diversi tipi (bombata, come in uso nelle province di Cosenza e Crotone, o piatta, nella tradizione jonica catanzarese e reggina, a curvatura ampia o stretta) e dimensioni (randa, menzachitarra, chitarrinu). Suona solitamente con quattro corde, più lo scordino, corda di diapason inferiore, il cui bischero si trova infatti al centro del manico, in corrispondenza del 7° tasto, che riproduce un bordone acuto sul quinto grado. In effetti anche la quarta corda, che non viene mai tastata, è un altro bordone a distanza di un'ottava (inferiore).
 

Lira calabrese  prodotta dalla Liuteria Etnica Scordamaglia.

Lira calabrese  prodotta dalla Liuteria Etnica Scordamaglia.

Tra gli strumenti presenti in Calabria, la lira calabrese è sicuramente il meno conosciuto e studiato, sembra sia comparso in Calabria fra il IX e l'XI sec., a seguito delle invasioni bizantine.
L’area che la lira sembra aver occupato in Calabria, costituisce una sorta di quadrilatero che attraversa la regione da una costa all’altra, ai cui vertici si trovano Vibo Valentia e Nicotera sul Tirreno, Locri e Gioiosa Ionica sullo Ionio. Sul versante tirrenico l'uso si perde intorno agli anni '50. Per quanto riguarda il versante ionico, la situazione risulta fortunatamente migliore.

 

 
Suonatori tradizionali.

In alto performance musicale tradizionale. In basso esempi di tamburelli. 

 

Il tamburello è uno strumento musicale a percussione a suono indeterminato, appartenente alla categoria dei membranofoni; 
diffuso in tutto il Mediterraneo meridionale, in Italia si trova specialmente nelle regioni centro-meridionali.
Lo strumento è costituito da una corona di legno sulla quale è tesa una membrana di pelle. Nel telaio sono presenti delle fessure in cui sono applicati dei cimbalini (sonaglietti), che ad ogni percussione arricchiscono il suono col loro tintinnare. 
Per questo motivo il tamburello è stato chiamato cembalo da Boccaccio.
Esiste in diverse varianti, che presentano ciascuna delle sottili differenze:
Tamburello a mano: è sprovvisto di cimbalini.Tamburello con battente: come quello a mano, ma è suonato con una bacchetta apposta, chiamata battente. Tammorra: come il tamburello basco (è munito di cimbalini), ma di maggiori dimensioni; è uno strumento della tradizione campana.Tamburo del mare: anche questo di origine italiana, è provvisto di due membrane (una di pelle e una di plastica o entrambe di pelle), che isolano lo spazio interno alla corona, in cui sono posti dei pallini di piombo che producono il suono scorrendo sulla membrana
Tipico della tradizione popolare, il tamburello ha origini antichissime: forse esisteva già nel secondo millennio a.C. ed era comune a tutte le civiltà antiche, dagli Ebrei agli Egizi, dai agli Ittiti. Era uno strumento esclusivamente femminile, come testimoniano i dipinti anche dei grandi pittori medievali come Giotto. Si pensa infatti che la sua forma circolare con i sonagli attorno sia stata scelta per la sua somiglianza col Sole, simbolo di Astarte, dea della fertilità. Per questo i pittori spesso lo rappresentavano con la corona di legno rosso e delle fiamme dipinte sopra. Il tamburello può essere suonato "intuitivamente" semplicemente battendolo con la mano o scuotendolo per muovere i cimbalini, 
ma nel corso del tempo sono state sviluppate delle tecniche per ovviare a diversi inconvenienti derivati da un uso improprio.
In primo luogo limitarsi a battere o scuotere lo strumento alla lunga provoca un certo dolore, specialmente durante le feste, che a volte duravano un giorno intero. Per questo si è pensato di: variare le dita che percuotono la membrana di pelle (ad esempio dando un colpo col pollice ed uno con le dita opposte), far suonare i cimbalini frizionando un dito sulla pelle. Questo riesce meglio se prima si rende umido il dito con la saliva. Tracciando un '8' col dito si può così ottenere un suono continuo.Per suonare le terzine si lascia invece che sia il tamburo 
a colpire il dito: il primo battito viene dato col dito medio, il secondo dal tamburello che, ricadendo, colpisce lo stesso dito ed il terzo col pollice. Questa tecnica unita all'allenamento, può raggiungere una notevole velocità.

Suonatore tradizionale di zampogna. Foto Ceraclab 2008.

Suonatore di zampogna a San Giorgio Morgeto (RC).

La zampogna per definizione può essere considerato lo strumento principe della musica calabrese.
Costituito da due parti: la sacca o otre, in pelle di capra con funzione di riserva d’aria, e lo strumento in legno (erica, mandorlo, albicocco, ultivo, ciliegio, ecc.). A sua volta lo strumento è costituito da un testale (ceppo con forma tronco conica o tronco piramidale, in cui sono innestate le canne sonore) due charter o canne melodiche e due o tre bordoni.
Lo strumento è ancora presente in molte aree della Calabria con carratteristiche differenti in base all’area di appartenenza.
Per la sua forma e parti animali, si presta anche a significati magico-rituali, connessi alla vita agro-pastorale, nel cui ambito assume grande rilievo.
Compare o compariva, in varie occasioni: battesimi, matrimoni, serenate, Natale, Capodanno, Epifania. Nelle feste la zampogna assolve a una duplice funzione sacra e profana attraverso due generi:
la pastorale o la processionale, lente e solenni;accompagna la processione e soleva un tempo accompagnare la messa in chiesa; la tarantella, veloce e ritmata, accompagna il ballo.
In Calabria è possibile rinvenire quattro tipi di zampogna, con caratteristiche proprie per ciascun tipo:
Zampogna a chiave, (di accompagnamento) area di diffusione la provincia di Catanzaro (Serre) e Cosenza (estremo nord - Pollino).
Zampogna a moderna, (solista) area di diffusione la provincia di Reggio Calabria (area grecanica). Zampogna a paru, (solista) area di diffusione la provincia di Reggio Calabria. Zampogna surdulina, (solista) area di diffusione la provincia di Catanzaro e Cosenza (aree albanesi).Caratteristiche comuni dei quattro tipi sono: numero delle canne tutte funzionanti e mai inferiori a quattro, ceppo o testale, otre di pelle di capra, cannello di insufflazione.

 

 
   

Pipite prodotti dalla Liuteria Tradizionale di Antonio Critelli.
Courtesy Liuteria Tradizionale.

Oboe popolare (ad ancia doppia), è chiamata anche pipita, pigula, bifara, totarella, a seconda delle zone. Di lunghezza oscillante fra 39 e 43,5, con 7 buchi anteriori + 1 posteriore, suona accompagnata dalla zampogna a chiave. Data la sua maggiore estensione, che raggiunge la nona (una scala diatonica dalla fondamentale superiore alla sensibile inferiore), ha un carattere spiccatamente solistico.
I legni usati sono gli stessi della zampogna a chiave, ma preferibilmente erica, bosso, albicocco, e l'ulivo nell'area del Pollino. Poiché suona in accoppiata con la zampogna a chiave, ne riprende le misure:
quartina per la romana (scala di Sol+), menzetta per le menzette (scala di Fa+) nonché 3 palmi, 3 palmi e mezzo, etc.
Anticamente era uso suonare anche con due pipite, di cui una, di dimensioni maggiori, svolgeva la funzione di basso.

 

 

Fischiotti prodotti dalla Liuteria Tradizionale di Antonio Critelli.

Fischiotti realizzati da Liuteria Tradizionale.

Di notevole importanza il doppio flauto (fischiotti), costituito da due pezzi indipendenti suonati contemporaneamente. I modelli diffusi ripropongono grosso modo la scala della zampogna in uso nella zona, e sono riconducibili a due tipi fondamentali: a paru, della medesima lunghezza, e a moderna, di lunghezza e diametro diseguale, anche se in quest'ultimo tipo il numero dei buchi della canna sinistra è variabile, da due a quattro. Il tipo a paru invece viene utilizzato anche in modo incrociato, in virtù della parziale sovrapposizione delle due serie di note.

 

Suonatore di Zuco o Tamburo a frizione.


Tamburo a frizione, altrove chiamato putipù, caccavella o cupa-cupa, è formato da un corpo in legno, latta o terracotta, su cui viene legata una pelle (o stoffa) dal cui centro parte una canna che viene sfregata con la mano, mantenuta umida da una spugnetta bagnata. E' adoperato durante le farse del Carnevale, ma anche in altre occasioni rituali e per accompagnare i balli o alcuni canti, cui fornisce una base dal suono cupo e continuo. Esiste infatti, specie nella zona del Marchesato, tutto un repertorio per questo strumento, specie di canti polivocali.

Insieme ai piatti costituiscono la sezione ritmica della fanfarra, ma formazioni di tamburinari suonano anche autonomamente, con precise funzioni rituali, in particolare nella provincia di Cosenza in cui la cassa è spesso suonata a due mani, con un frustino che percuote il lato sinistro, o a Pasqua. In diversi paesi annunciano o accompagnano le processioni, a volte ne sono i protagonisti sonori principali, come nella festa di S. Rocco a Gioiosa Jonica. Una squadra di tamburi, con un numero variabile di rullanti, accompagna inoltre il ballo dei Giganti.

 

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