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Musicisti tradizionali.
Foto Ceraclab |
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In tutto il territorio
calabrese, a differenza di altre realtà regionali, in cui, a causa della scarsa
presenza di strumenti tradizionali si elaborano solo studi e ricerche di
archeologia etnomusicologica, il panorama degli strumenti tradizionali appare
vasto e articolato: vi trovano posto una quantità di differenti tipologie, da
quelle semplici o primitive come il flauto di corteccia o il tamburo a frizione,
a quelle dall’impianto assai più perfezionato e dalla costruzione
specializzata, come le zampogne o la chitarra battente.
Gli strumenti possono essere suddivisi in settori e aree di appartenenza:
aerofoni, fischietti, doppi flauti, ciaramelle, zampogne (zampogne a chiave,
zampogne a moderna, zampogne a paru, zampogne surduline) cordofoni: chitarre
battenti (fondo piatto – serrese e cosentina - fondo bombato – rossanese e
bisignanese) cordofoni ad arco: lire calabresi membranofoni: tamburelli, tamburi
a frizione
idiofoni organetti. |
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Fischietto
realizzato da Liuteria Tradizionale. |
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Flauto
di canna, ampiamente diffuso tra i pastori e i contadini, è un tipico
strumento autocostruito, fatto al coltello e a volte variamente
intagliato e decorato.
A seconda delle zone il numero dei buchi è variabile, arrivando anche
fino a 8 anteriori più 1 posteriore, come nella pipita. Accanto al
fischietto di canna è presente il modello in legno, generalmente a 5
buchi (4 + 1), che però, suonando con la diteggiatura incrociata,
riesce a raggiungere ambiti di una scala diatonica di sette suoni.
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Chitarra
battente prodotta dalla Liuteria Etnica Scordamaglia.
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Così chiamata per il modo di suonarla, cioé per il
battito o sfregamento che la mano destra produce sulle corde e sulla cassa
armonica, è la chitarra tradizionale calabrese. La sua forma
caratteristica, con il fondo bombato e la piegatura del piano armonico
(come nel mandolino), ricorda molto i modelli in uso in epoca barocca,
mentre le corde, metalliche, sono tutte molto fine e dello stesso
diametro, producendo così un tipico suono argentino. Strumento classico
delle serenate, ma che accompagna un vastissimo repertorio di canti, si
presenta anch'esso in diversi tipi (bombata, come in uso nelle province di
Cosenza e Crotone, o piatta, nella tradizione jonica catanzarese e
reggina, a curvatura ampia o stretta) e dimensioni (randa, menzachitarra,
chitarrinu). Suona solitamente con quattro corde, più lo scordino, corda
di diapason inferiore, il cui bischero si trova infatti al centro del
manico, in corrispondenza del 7° tasto, che riproduce un bordone acuto
sul quinto grado. In effetti anche la quarta corda, che non viene mai
tastata, è un altro bordone a distanza di un'ottava (inferiore).
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Lira
calabrese prodotta dalla Liuteria Etnica Scordamaglia. |
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Tra
gli strumenti presenti in Calabria, la lira calabrese è sicuramente il meno
conosciuto e studiato, sembra sia comparso in Calabria fra il IX e l'XI sec., a
seguito delle invasioni bizantine.
L’area che la lira sembra aver occupato in Calabria, costituisce una sorta di
quadrilatero che attraversa la regione da una costa all’altra, ai cui vertici
si trovano Vibo Valentia e Nicotera sul Tirreno, Locri e Gioiosa Ionica sullo
Ionio. Sul versante tirrenico l'uso si perde intorno agli anni '50. Per quanto
riguarda il versante ionico, la situazione risulta fortunatamente migliore.
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In
alto performance musicale tradizionale. In basso esempi di
tamburelli. |
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Il tamburello è uno strumento musicale a percussione a suono indeterminato, appartenente alla categoria dei membranofoni;
diffuso in tutto il Mediterraneo meridionale, in Italia si trova specialmente nelle regioni centro-meridionali.
Lo strumento è costituito da una corona di legno sulla quale è tesa una membrana di pelle. Nel telaio sono presenti delle
fessure in cui sono applicati dei cimbalini (sonaglietti), che ad ogni percussione arricchiscono il suono col loro tintinnare.
Per questo motivo il tamburello è stato chiamato cembalo da Boccaccio.
Esiste in diverse varianti, che presentano ciascuna delle sottili differenze:
Tamburello a mano: è sprovvisto di cimbalini.Tamburello con
battente: come quello a mano, ma è suonato con una bacchetta apposta, chiamata
battente. Tammorra: come il tamburello basco (è munito di cimbalini), ma di maggiori dimensioni; è uno strumento della tradizione campana.Tamburo del
mare: anche questo di origine italiana, è provvisto di due membrane (una di pelle e una di plastica o entrambe di pelle),
che isolano lo spazio interno alla corona, in cui sono posti dei pallini di piombo che producono il suono scorrendo sulla membrana
Tipico della tradizione popolare, il tamburello ha origini antichissime: forse esisteva già nel secondo millennio a.C. ed
era comune a tutte le civiltà antiche, dagli Ebrei agli Egizi, dai agli Ittiti.
Era uno strumento esclusivamente femminile, come testimoniano i dipinti anche dei grandi pittori medievali come Giotto.
Si pensa infatti che la sua forma circolare con i sonagli attorno sia stata scelta per la sua somiglianza col Sole, simbolo
di Astarte, dea della fertilità. Per questo i pittori spesso lo rappresentavano con la corona di legno rosso e delle fiamme dipinte sopra.
Il tamburello può essere suonato "intuitivamente" semplicemente battendolo con la mano o scuotendolo per muovere i cimbalini,
ma nel corso del tempo sono state sviluppate delle tecniche per ovviare a diversi inconvenienti derivati da un uso improprio.
In primo luogo limitarsi a battere o scuotere lo strumento alla lunga provoca un certo dolore, specialmente durante le feste,
che a volte duravano un giorno intero. Per questo si è pensato di: variare le dita che percuotono la membrana di pelle (ad esempio dando un colpo col pollice ed uno con le dita opposte),
far suonare i cimbalini frizionando un dito sulla pelle. Questo riesce meglio se prima si rende umido il dito con la saliva.
Tracciando un '8' col dito si può così ottenere un suono continuo.Per suonare le terzine si lascia invece che sia il tamburo
a colpire il dito: il primo battito viene dato col dito medio, il secondo dal tamburello che, ricadendo, colpisce lo stesso dito
ed il terzo col pollice. Questa tecnica unita all'allenamento, può raggiungere una notevole velocità.
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Suonatore
di zampogna a San Giorgio Morgeto (RC). |
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La
zampogna per definizione può essere considerato lo strumento principe della
musica calabrese.
Costituito da due parti: la sacca o otre, in pelle di capra con funzione di
riserva d’aria, e lo strumento in legno (erica, mandorlo, albicocco, ultivo,
ciliegio, ecc.). A sua volta lo strumento è costituito da un testale (ceppo con
forma tronco conica o tronco piramidale, in cui sono innestate le canne sonore)
due charter o canne melodiche e due o tre bordoni.
Lo strumento è ancora presente in molte aree della Calabria con
carratteristiche differenti in base all’area di appartenenza.
Per la sua forma e parti animali, si presta anche a significati magico-rituali,
connessi alla vita agro-pastorale, nel cui ambito assume grande rilievo.
Compare o compariva, in varie occasioni: battesimi, matrimoni, serenate, Natale,
Capodanno, Epifania. Nelle feste la zampogna assolve a una duplice funzione
sacra e profana attraverso due generi: la
pastorale o la processionale,
lente e solenni;accompagna la processione e soleva un tempo accompagnare la
messa in chiesa; la
tarantella,
veloce
e ritmata, accompagna il ballo.
In Calabria è possibile rinvenire quattro tipi di zampogna, con caratteristiche
proprie per ciascun tipo:
Zampogna
a chiave, (di
accompagnamento) area di diffusione la provincia di Catanzaro (Serre) e Cosenza
(estremo nord - Pollino).
Zampogna
a moderna,
(solista)
area di diffusione la provincia di Reggio Calabria (area grecanica).
Zampogna
a paru,
(solista)
area di diffusione la provincia di Reggio Calabria. Zampogna
surdulina,
(solista)
area di diffusione la provincia di Catanzaro e Cosenza (aree albanesi).Caratteristiche
comuni dei quattro tipi sono: numero delle canne tutte funzionanti e mai
inferiori a quattro, ceppo o testale, otre di pelle di capra, cannello di
insufflazione.
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Courtesy Liuteria Tradizionale. |
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Oboe
popolare (ad ancia doppia), è chiamata anche pipita, pigula,
bifara, totarella, a
seconda delle zone. Di lunghezza oscillante fra 39 e 43,5, con 7 buchi anteriori
+ 1 posteriore, suona accompagnata dalla zampogna a chiave. Data la sua maggiore
estensione, che raggiunge la nona (una scala diatonica dalla fondamentale
superiore alla sensibile inferiore), ha un carattere spiccatamente solistico.
I legni usati sono gli stessi della zampogna a chiave, ma preferibilmente erica,
bosso, albicocco, e l'ulivo nell'area del Pollino. Poiché suona in accoppiata
con la zampogna a chiave, ne riprende le misure: quartina
per
la romana
(scala
di Sol+), menzetta
per
le menzette
(scala
di Fa+) nonché 3 palmi, 3 palmi e mezzo, etc.
Anticamente era uso suonare anche con due pipite, di cui una, di dimensioni
maggiori, svolgeva la funzione di basso.
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Fischiotti
realizzati da Liuteria Tradizionale. |
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Di
notevole importanza il doppio flauto (fischiotti),
costituito da due pezzi indipendenti suonati contemporaneamente. I
modelli diffusi ripropongono grosso modo la scala della zampogna in uso
nella zona, e sono riconducibili a due tipi fondamentali: a
paru,
della medesima lunghezza, e a
moderna,
di lunghezza e diametro diseguale, anche se in quest'ultimo tipo il
numero dei buchi della canna sinistra è variabile, da due a quattro. Il
tipo a
paru invece
viene utilizzato anche in modo incrociato, in virtù della parziale
sovrapposizione delle due serie di note.
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Suonatore
di Zuco o Tamburo a frizione.
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Tamburo a
frizione, altrove chiamato putipù, caccavella o cupa-cupa, è formato
da un corpo in legno, latta o terracotta, su cui viene legata una pelle
(o stoffa) dal cui centro parte una canna che viene sfregata con la
mano, mantenuta umida da una spugnetta bagnata. E' adoperato durante le
farse del Carnevale, ma anche in altre occasioni rituali e per
accompagnare i balli o alcuni canti, cui fornisce una base dal suono
cupo e continuo. Esiste infatti, specie nella zona del Marchesato, tutto
un repertorio per questo strumento, specie di canti polivocali.
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Insieme ai piatti costituiscono la
sezione ritmica della fanfarra, ma formazioni di tamburinari suonano
anche autonomamente, con precise funzioni rituali, in particolare nella
provincia di Cosenza in cui la cassa è spesso suonata a due mani, con
un frustino che percuote il lato sinistro, o a Pasqua. In diversi paesi
annunciano o accompagnano le processioni, a volte ne sono i protagonisti
sonori principali, come nella festa di S. Rocco a Gioiosa Jonica. Una
squadra di tamburi, con un numero variabile di rullanti, accompagna
inoltre il ballo dei Giganti.
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