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Particolare
della mostra di Giuseppe Bonaccorso.

Durante
la vernice del 16 agosto 2008.
La gallerista Angela Pellicanò durante la vernice.
L'artista Giuseppe Bonaccorso (a sx) con un ospite.
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Entro
scendendo le scale e subito ho la sensazione di trovarmi in un posto che non ci
si aspetterebbe mai di trovare in una piccola città sulla punta dello stivale.
Il pavimento dell'entrata della galleria è un parquet di ferro. "Se ne è
occupata mia sorella", dice Angela Pellicanò la gallerista della Technè
contemporary art. "Praticamente ha tagliato diversi pezzi di lamiera
– continua Angela – come se fosse un tradizionale parquet in legno.
Dopo averlo fissato, il ferro è stato parzialmente lucidato." L'effetto è
quello di un pavimento indubbiamente originale, assolutamente non comune e, al
contrario di quanto si possa pensare, non dà la sensazione di freddezza che
esprime di solito il ferro. Anzi, è piuttosto caldo con quel suo colore
marroncino.
Proseguo
per i corridoi della galleria tra sculture, installazioni e quadri di arte
contemporanea di tutte le dimensioni appesi alle pareti. A un certo punto mi
viene consigliato da altri visitatori di dare un'occhiata alla 'project room'.
"E che cos'è?" chiedo. "E' la stanza dove si espongono i nuovi
progetti artistici", mi dice Paola Recagni che cura la mostra 'Specchio
dell'anima'.
Entro
in quella che da lontano sembrava una vuota stanza bianca, quando ad una parete
vedo subito i protagonisti dell’esposizione: otto quadretti appena usciti
dalla carrozzeria. Sì proprio quella dove si portano le automobili ammaccate. Vedendoli
da lontano capisco che si tratta di esperimenti. Colori caldi e sempre
vivacissimi. Il che non dispiace affatto. Mi avvicino e scopro che si tratta di
foto (o forse sono dei disegni) del porto di Gioia Tauro, del lungomare di
Reggio Calabria e di un altro paese molto carino che mi viene detto essere
Cosoleto, non molto lontano dal porto per container della Calabria. “Tutti
questi sono tratti da foto e poi lavorate con acidi e altre tecniche per dare un
effetto artistico, per esaltare dei particolari”, dice Giuseppe Bonaccorso,
l’autore. “Una volta terminata la fase della lavorazione, ho portato ogni
quadro in carrozzeria dove è stata applicata la vernice per dare lucentezza ai
colori resi altrimenti opachi dagli acidi. E’ la stessa tecnica che dà
l’effetto metallizzato al colore delle auto”. Gli chiedo se ci sono altri
suoi colleghi che usano la stessa tecnica o qualcosa di simile, mi risponde si
qualcuno, ma siamo ancora in pochi.
La
visita si fa sempre più interessante soprattutto perché inaspettata. “Di là
c’è un piccolo buffet”, dice Angela. Proseguo per i corridoi fino a quando
non trovo un tavolo strapieno di cibo e soprattutto con delle tartine al tonno
eccezionali. In un angolo poco distante c’è il tavolo con i vini e altre
bevande. Eccezionale. Mi avevano detto che la Calabria fosse un posto ospitale,
ma così si va oltre le migliori previsioni. Esco a malincuore quando mi
accorgo di essere rimasto quasi solo nella galleria immerso nei panorami
calabresi appena usciti dalla carrozzeria.
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